restauro a torino

“Per la prima volta dopo più di venti anni il refettorio di Santa Maria delle Grazie torna ad ospitare un vero e proprio cantiere al suo interno, in occasione del restauro delle superfici dipinte della parete sud, con la Crocifissione di Donato Montorfano (1495), della parete ovest e dei lacerti di intonaco presenti sulla volta, miracolosamente salvatisi dai bombardamenti aerei del 1943.” così inizia il testo della pagina relativo a questo cantiere presente su cenacolovinciano.org

Le superfici oggetto del presente intervento di restauro sono il prospetto sud (Crocifissione di Donato Montorfano), il prospetto ovest (intonaci originali e interventi ottocenteschi) e i lacerti di volta dell’antico refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie (ora Museo del Cenacolo Vinciano)

La superficie è stata spolverata con pennellesse morbide e aspiratore. Sul dipinto, comunque, non era presente uno strato di polvere consistente, poiché è sottoposto a manutenzione costante e l’atmosfera è controllata da un impianto di filtraggio dell’aria.

La rimozione dei depositi coerenti presenti sul film pittorico, quali il particellato atmosferico, i ritocchi stesi durante interventi di restauro precedenti e lo strato di colla animale1 è stata effettuata mediante una pulitura a tampone con soluzione di coccocollagene2, risciacquata con acqua demineralizzata, selezionata dopo un test di solubilità. Questa fase è stata estesa su gran parte della superficie pittorica, ponendo particolare attenzione sulle campiture più fragili (come le vesti verdi e gialle più frammentarie) ed escludendo la pulitura delle zone interessate dalla presenza di tracce di lamina metallica d’oro e di missione, vista la sensibilità dell’adesivo. Durante questa operazione, sono stati rimossi anche i ritocchi presenti nelle abrasioni e nelle lacune della pellicola pittorica, il cui legante (gomma arabica) risultava sensibile alla miscela acquosa.

I distacchi di profondità risultavano distribuiti prevalentemente nel registro inferiore del dipinto. Le zone di distacco sono state consolidate mediante iniezioni di malta premiscelata specifica per dipinti murali3, preliminarmente veicolata con una soluzione di acqua e alcool etilico denaturato . Alcuni distacchi superficiali dell’intonaco sono stati consolidati con resina acrilica4.

In concomitanza delle aree consolidate si sono verificati -come già detto- alcuni ingiallimenti superficiali, causati presumibilmente dal nerofumo presente all’interno dell’intonaco5. Queste macchie – di marcata fluorescenza giallognola- sono state velocemente rimosse mediante un solo impacco localizzato di miscela solvente supportata6, tenuto in superficie per un tempo di contatto di 20 minuti.

L’analisi di un microprelievo in spettroscopia FTIR ha permesso di identificare sulla pellicola pittorica una stesura a base di cera, stesa entro il XIX secolo allo scopo di ravvivare e proteggere la superficie pittorica (cfr. cap. 3.3 – INTERVENTI PRECEDENTI). Si tratta di un materiale estraneo ai materiali costitutivi dell’opera, che causava un aspetto lucido, ingiallito e in parte sbiancato delle superfici; questa stesura modifica la porosità del dipinto, impedendo al materiale originale la naturale traspirazione. Con questi presupposti e in accordo con la Direzione Lavori, si è decisa la rimozione della cera, che ha permesso di migliorare la leggibilità dell’opera restituendole un aspetto più opaco proprio della pittura murale.

L’applicazione della tecnica di fluorescenza UV in due campagne di ripresa distinte ha permesso di confrontare presenza e distribuzione della sostanza organica prima e dopo la sua rimozione.

L’approccio preliminare per l’individuazione del corretto metodo di pulitura ha previsto una serie di test. Inizialmente sono state utilizzate miscele solventi a medio-alta polarità partendo da una miscela LA7 (Ligroina 30% e Acetone 70%) e successivamente a polarità crescente. Questo metodo ha portato discreti risultati, ma non consentiva la rimozione completa della sostanza.

In seguito al risultato delle analisi FTIR, è stata selezionata una miscela solvente con il supporto del triangolo interattivo (TriSolv7), impostando come area di solubilità la cera d’api: la miscela ternaria selezionata è composta da 18% Alcool isopropilico, 42% Nonano e 42% Mek (fd 70, TaCo3). Si è optato per una miscela a bassa volatilità per evitare sbiancamenti dovuti ad un’evaporazione troppo rapida. In sostituzione al nonano è stato utilizzato il White Spirit.

La miscela solvente individuata è stata supportata con il prodotto Nevek® (CTS) in modo da ridurre la ritenzione, aumentare i tempi di contatto e allo stesso tempo trattenere la soluzione incorporata. Per evitare un’evaporazione troppo rapida, gli impacchi sono stati coperti con pellicola trasparente (Fig. 23-24).

In accordo con la DL, si è ritenuto opportuno rimuovere alcune integrazioni a rigatino presenti su stuccature di lesioni allargate e con dislivello di piani, eseguite nell’intervento di restauro del 1977 dalla restauratrice Pinin Brambilla: le motivazioni di questa rimozione sono di natura etica e formale, nel rispetto della teoria dell’irriproducibilità della figurazione originaria, ma anche perchè l’allontanamento dei margini originari non poteva che condurre a forme aberrate. La rimozione è avvenuta sulla testa di uno dei cherubini sul capitello di sinistra, sulla mano del secondo soldato da sinistra (Fig. 25-26), sul volto della donna a destra di Maria e sulla mano di Maria. L’asportazione delle stuccature ritenute non idonee è stata effettuata con un ablatore ad ultrasuoni, in modo da garantire cautela nell’operazione, previa protezione delle superfici limitrofe con carta giapponese e ciclododecano sciolto in ligroina. Questa operazione ha permesso di creare una sede apposita per la successiva stesura di una stuccatura di colore neutro, ispirandosi alle stuccature neutre utilizzare nel 1977 da Pinin Brambilla 8.

I fori di consolidamento sono stati stuccati con una malta a base di polvere di marmo e calce idraulica Lafarge (NHL 2,5) in rapporto 1:1.

Si è ritenuto opportuno consolidare la pellicola pittorica decoesa del cielo con un prodotto consolidante a base di nanocalce9. Il prodotto, pronto all’uso, è stato steso a pennello. In seguito all’intervento di pulitura, inoltre, la pellicola pittorica si presentava lievemente impoverita di legante, anche a causa dell’intervento passato effettuato probabilmente con potassa caustica. Pertanto le porzioni del dipinto dipinte a fresco e mezzo fresco sono state consolidate con la medesima nanocalce, asportando eventuali mancati assorbimenti mediante wishab.

Per la presentazione estetica del dipinto, si è scelto di utilizzare acquerelli10 in tubetto; le abrasioni sono state ritoccate con velature intonate. I ritocchi eseguiti nell’intervento del 1977 e del 1994-1995 sono stati interamente revisionati, poiché alcuni erano alterati, altri risultavano ormai scuri e squilibrati rispetto elle superfici circostanti, che in seguito alla rimozione della cera apparivano più luminose. In alcuni casi è stato necessario rimuovere i ritocchi e riproporli con tecnica riconoscibile a rigatino (es: veste di Maria).

PROSPETTO SUD _ “LA CROCEFISSIONE” DI DONATO MONTORFANO

Dipinto con cornice lignea dorata centinata di cm.207 x 122, datato circa 1874

Autore: Paolo Emilio Morgari (1827-1909) pittore dell’ottocento torinese religioso

PROSPETTO OVEST

Dipinto olio su tela di cm. 273 x 182, datato 1896

opera di Enrico Reffo (1831-1917) della Scuola dei Pittori Salesiani

LACERTI DI VOLTA

Cupolotto ligneo precedente il 1889, tecnica utilizzata pittura ad olio su legno,

ad opera di Giuseppe Rollini (1842-1904)

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